domenica 12 maggio 2013

Daanan – I Libri
Un nuovo estratto: Capitolo 10!
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Care Lettrici e cari lettori,

oggi vi lascio in lettura un estratto dal Capitolo 10: le terre di Daanan non sono ancora così sicure.
Ryan e Lilith proseguono il loro viaggio.

Buon divertimento!

Proseguirono il loro cammino senza intoppi particolari, alternando periodi a cavallo e momenti di pausa al riparo di macchie di alberi che di tanto in tanto emergevano nella zona collinare della pianura.
Sebbene tra di loro si fosse instaurata una certa familiarità, non si scambiarono molte parole. Ryan era impegnato a verificare che non ci fossero problemi lungo il percorso, precedendo Lilith di una lega o due, per poi tornare indietro cambiando percorso per non risultare prevedibile. Dal canto suo, la principessa nordica restava completamente incappucciata, anche se la temperatura fosse elevata. Pareva non sopportare il caldo, o comunque il tocco del sole sulle sua pelle candida.
L'attenzione di Lilith venne richiamata da un certo scalpitare di Fastidio accanto a Valùk Renòr. Il cappuccio si alzò brevemente, quel tanto che bastava a guardare il volto di Ryan. Il giovane stava fissando un punto poco più avanti, non più di una lega, dove si stagliava una macchia boscosa non troppo grande.
Cosa c'è?”
Temo ci sia un problema.”
Lo sguardo della ragazza seguì quello di Ryan, andandosi a fissare sul gruppo di alberi. Inarcò il sopracciglio destro e disse:
Ci fermiamo là?”
Credo proprio di no” fu la risposta asciutta del compagno di viaggio.
E perché mai? Questo sole mi sta uccidendo.”
L'altro non se ne diede per inteso e disse con voce pacata:
Al mio segnale, fila via dritta a Ovest. Poi ti raggiungerò.”
Lilith si erse sulla sella, come a volersi accomodare meglio, stupita del passaggio dal voi al tu poco tipico della sua guardia del corpo, e mormorò:
Chi c'è tra quegli alberi?”
Potrei sbagliarmi, ma credo ci sia un gruppo di furfanti. Nonostante le pattuglie imperiali che presidiano il territorio, non possono numericamente coprire l'intera pianura. Ci sono ancora bande di sbandati che vivono alla giornata, attaccando e depredando le comitive o i viaggiatori come noi. Speravo di non incontrarli, ma sembra che non sia possibile evitarli.”
Cambiare strada? Magari allunghiamo il percorso, ma evitiamo lo scontro.”
Ryan parve valutare la cosa, sempre senza staccare gli occhi dalla macchia boscosa, che si stava lentamente avvicinando. Poi scosse brevemente la testa:
Non sappiamo se siano a piedi o abbiano cavalcature. Rischiamo un inseguimento e soprattutto rischiamo di imbatterci in altre bande, che potrebbero dare loro man forte. La miglior via per noi è la più breve: dritti a Kallispar, nel minor tempo possibile.”
Quindi?”
Quindi al mio segnale, tu e il tuo destriero partite a rotta di collo verso Ovest, mettete quanto più spazio tra voi e quella macchia. Fermati quando non la vedrai più all'orizzonte. Lascia la strada principale e nasconditi da qualche parte. Ti troverò io, appena mi libero del problema.”
Non essere sciocco: non sai quanti siano. Potrebbero sopraffarti.”
Rischi del mestiere” rispose lui, sempre senza enfasi, poi all'improvviso le sibilò all'orecchio:
Ora, Lilith! ORA!”
La ragazza, colta di sorpresa, reagì d'istinto: si chinò sul collo del cavallo nero e gli mormorò qualcosa in una lingua antica. La reazione fu impressionante: i muscoli possenti delle zampe posteriori del destriero si flessero e poi esplosero in una spinta che mosse la massa enorme portandola in un brevissimo tratto di terreno dal passo al galoppo. Pareva che, nonostante le dimensioni, l'intera struttura fisica di Valùk Renòr fosse creata per la potenza e la resistenza fisica.
In un attimo lasciò indietro Ryan e sfrecciò davanti alla macchia boscosa.
Urla inferocite proruppero a tale passaggio e numerose figure lasciarono il nascondiglio offerto da alberi e cespugli, invadendo la strada e mulinando armi all'indirizzo della fuggitiva.
Nel medesimo frangente, Ryan diede un colpo deciso con i tacchi degli stivali sui fianchi del suo destriero, che partì a sua volta in una corsa sempre più veloce. Quando fu a pochi passi dal gruppo di assalitori, il giovane combattente alzò la gamba destra, scavallò la sella e saltò a terra con una agilità impressionante.
Prima di toccare terra, diede un colpo sul fianco del cavallo e gli urlò:
Yah, Fastidio! Yah! Corri da Valùk Renòr! VAI!”
I briganti, che ancora erano voltati verso Lilith e il suo nero palafreno, si trovarono improvvisamente investiti dall'accorrente Fastidio, che passando tra di loro diede anche un paio di testate a destra e a manca, facendone ruzzolare un paio a terra, per poi proseguire il suo inseguimento verso il re dei cavalli.
In mezzo a tutta questa confusione, Ryan piombò in mezzo al gruppo con le sue daghe sguainate. I primi due che se lo trovarono davanti non fecero nemmeno in tempo ad alzare una guardia decente: vennero sgozzati senza troppi complimenti. Passata la sorpresa, gli altri compagni si organizzarono per tentare di sopraffare il giovane guerriero.
L'impresa si rivelò subito assai difficile: da una parte il gruppo era composto da furfanti poco addestrati al combattimento di gruppo, più abituati alla rapina di gruppi inermi o poco protetti; dall'altra Ryan, non dovendo preoccuparsi di altri che non fosse se stesso, sembrava perfettamente a suo agio in mezzo al rutilare di spadacce, bastoni e pugnali. I suoi colpi erano radi, eppure precisi.
Contò rapidamente i suoi avversari: una mezza dozzina, in tutto, con protezioni leggere o inesistenti, con armi dalla pessima fattura e probabilmente frutto di precedenti razzie.
Preciso, agile come un gatto, recise tendini, muscoli, infilzò carne, spezzò un paio di ossa, sinché non si ritrovò unico in piedi in mezzo a un gruppo di uomini a terra, che si lamentava a vario titolo. Si guardò attorno, più volte, sincerandosi che nessuno di essi avesse ulteriori intenzioni bellicose o avesse la possibilità di rialzarsi per un improbabile inseguimento.
Scelto uno dei feriti, gli si chinò sopra con sguardo truce, il suo volto sudato e percorso dal taglio leggero di un pugnale che era andato veramente vicino a cavargli un occhio. Gocce di sudore gli caddero dalla fronte e dal naso sul volto terrorizzato e contratto dal dolore di un uomo di mezza età, che deglutiva a fatica, ansimando.
Il tuo nome” domandò con voce roca e gelida come ghiaccio.
L'altro sbatté gli occhi, più volte, prima di rispondere:
Korash.”
Bene, Korash. Ora, se vedo ancora te o uno dei tuoi amici durante uno dei miei viaggi, ti riserverò il medesimo trattamento che volevi donarmi: una imboscata da vigliacco. E sappi che, come mi sono accorto di voi oggi, lo farò ancora e non vi lascerò il tempo di difendervi come ho fatto oggi. Sono stato chiaro, sin qui?”
L'altro annuì, tremando. Gli occhi di Ryan erano due gemme dure e brillanti, non lasciavano trasparire altro che una estrema sicurezza e pericolosità.
Ora io mi alzerò e me ne andrò. Dì ai tuoi compagni che hai guardato in faccia Sylomon.”
L'altro spalancò ulteriormente gli occhi, terrificato. Aprì la bocca secca, più e più volte, per poi biascicare:
Non... non è possibile! Sylomon... il Cacciatore di Reliquie?”
Ryan abbassò ulteriormente il volto, in modo che si trovasse a poco meno di una spanna da Korash e gli mormorò alcune parole, in modo che solo lui potesse sentire. Il ferito sbiancò, divenendo terreo e annuì decisamente con il volto.
Sì... sì... tu sei Sylomon!”
Tu e loro mi dovete la vita. E un giorno verrò a chiedere ciò che mi è dovuto. Badate a non fare altre sciocchezze, come quella di oggi. Morti non mi servite a niente.”
Detto questo, si sollevò in piedi, diede un'occhiata alla masnada che si stava lentamente riprendendo, lamentandosi. Rinfoderò le daghe, volse loro le spalle senza degnarli di un altro sguardo, poi iniziò a camminare verso Ovest.

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