mercoledì 17 ottobre 2012

Daanan - I Libri
Estratto dal Capitolo 5
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Care Lettrici e cari Lettori,
Come promesso ieri, vi lascio un estratto dal Capitolo 5 del primo libro.

Ryan e il Senatore Sirio arrivano all'Abisso.

Buona lettura!


" La verde pianura che rappresentava la maggior parte del continente di Daanan lasciò a poco a poco lo spazio a un territorio alieno, tanto era scabro e privo di vita.
L'Abisso, per quanto riuscisse a intravvedere da quella distanza Ryan, si presentava come un buco scavato da enormi mani divine che ne avevano strappato a viva forza la roccia dal terreno, per poi bruciarne la terra all'intorno sino a ridurla a un territorio roccioso e morto. Non un filo d'erba cresceva su quelle rocce e nemmeno la più piccola traccia di quei muschi così tenaci da crescere anche in territori impossibili pareva esser riuscito a fare breccia in quella muraglia di morte. Un brivido corse lungo le braccia di Ryan, mentre il suo sguardo seguiva il bordo frastagliato di pietre piatte e appuntite come lance tese verso il centro dell'orrido. Cavalcarono in silenzio, restando sul margine tra la pianura e il terreno morto dell'Abisso, andando a volgere le cavalcature a Sud quando il bordo della voragine declinò in quella direzione.
Ryan, per rompere il senso di inquietudine che lo opprimeva, domandò:
Senatore, non hai altro da raccontarmi?”
Sirio parve scuotersi da un leggero torpore: la cavalcata stava cominciando a far pagare dazio al vecchio senatore. Si stropicciò gli occhi, per poi rispondere:
Altro? Non saprei. Fammi pensare.”
Rimase in silenzio qualche secondo, poi annuì:
Dunque, quello che ti dico ora prendilo con il beneficio del dubbio, perché sono solo voci e non ho avuto modo di avere le conferme che solitamente cerco prima di parlare. La Cattedrale delle Ombre è stata edificata su uno spuntone di roccia che si estende per molti metri sulla bocca di quel buco, pare quasi impossibile che stia là, sospesa sul vuoto. Ma così è. E' edificata su vari livelli, la sua struttura appare quasi labirintica. Per arrivarvi bisogna scendere, il terreno discende di parecchi metri rispetto al livello del terreno dove ci troviamo noi. E il sentiero, oltre che passare attraverso una fitta foresta, è anche avvolto da costanti nebbie che aleggiano sinistre in ogni dove.”
Sai, mi sa che è meglio che non mi racconti altro, Sirio. Non stai aggiungendo particolari divertenti a questo viaggio” commentò caustico Ryan.
Prima che mi dimentichi, Ryan: quando vedi nebbie o foschia, evitale accuratamente. Non chiedermi come o perché, ma tu fallo. Si dice che queste nebbie siano in grado di far sparire la gente.”
Far sparire la gente?”
Sì. Si dice che chi vi entri non vi esca, soprattutto se è in pessimi rapporti con Lady Lilith o il suo ordine o se si stia avvicinando alla cattedrale con cattive intenzioni.”
Andiamo Sirio. Qui stiamo scadendo nella superstizione. Non vorrai parlare di magia, spero.”
Sirio tornò taciturno, rattrappendosi quasi nella sella.
Ryan si voltò a guardarlo e ripeté:
Sirio?”
Non parliamo di queste cose, non qui almeno. Più probabilmente le nebbie hanno condotto con il piede in fallo quei malcapitati, facendoli cadere in qualche crepaccio dove sono morti senza che nessuno potesse ritrovarli. La magia lasciamola alle favole della nonna.”
Sirio, io non credo in quelle cose. Credo che i maghi abbiano trucchi che permetta loro di far sparire le monetine o far spuntare i fazzoletti colorati da una saccoccia. Ma da quello a farmi credere che esistano eventi che vadano al di fuori della razionalità, ce ne vuole.”
Appunto, Ryan, continua a credere a questo” concluse Sirio, per poi tornare a rinchiudersi nel suo silenzio.
L'Abisso sembrava emanare un'aura di sinistra depressione, come se qualcosa fosse in grado di uscire da quell'enorme buco e avvinghiarsi attorno ai loro cuori per trascinarli nelle tenebre.
Persino la luce del sole, ormai calante, sembrava essersi attenuata, come se venisse anch'essa assorbita. Sì, l'Abisso era certamente un luogo inospitale e assolutamente inadatto ad ospitare una qualunque specie di vita. I successivi sei giorni furono praticamente trascorsi all'insegna di poche parole, sguardi appena accennati, persino i cavalli sembravano aver perso ogni volta di cavalcare.
Ormai al crepuscolo del sesto giorno, dopo che le cavalcature avevano iniziato a discendere lungo un sentiero appena accennato, Ryan alzò una mano, intimando l'alt con tale gesto. Sirio gli si affiancò, appoggiandosi al pomolo della sella e scrutando nelle ombre sempre più fitte.
Penso che ci siamo” annunciò Ryan, mentre armeggiava con una sacca della sua sella per accendere una torcia “ Secondo le tue indicazioni, quella dovrebbe essere la foresta che circonda la cattedrale, giusto? Non ne ho viste altre da almeno quattro ore, nessuna pianta, nemmeno un fuscello d'erba, solo roccia. Adesso, di punto in bianco, eccoci qui, davanti a un vero e proprio muro di alberi, cespugli e muschio.”
Sirio intravvide nei giochi di ombra del crepuscolo quanto aveva detto l'avventuriero, che proprio in quel momento con l'acciarino diete fuoco a una torcia, che provvide ad alzare sopra la testa, in modo da non esserne accecati e aumentare il raggio d'illuminazione della fiamma.
Di fronte a loro, proprio dove il sentiero andava ad infilarsi, sorgeva una fitta foresta, composta da numerose specie di alberi che parevano cresciuti senza ordine alcuno, con ai loro piedi numerosi cespugli e arbusti, il tutto appoggiato su un abbondante manto erboso.
Sirio diede un colpetto sulla spalla di Ryan e lo esortò:
Siamo arrivati sin qui, amico mio, non mi pare il caso di fermarmi. Più stiamo fuori nelle tenebre, più corriamo pericoli. La cosa migliore è arrivare alla meta il prima possibile.”
Ryan deglutì e diede un colpetto ai fianchi di Fastidio, che riprese ad avanzare, senza il benchè minimo timore. A seguire, Sirio con Placida e Peso chiudevano la retroguardia.
Varcarono un arco di rami e fogliame, il sentiero era ricoperto da una volta frondosa composta da rami d'acero, di betulla, di querce, noci e frassini. Cespugli di agrifoglio, pungitopo, rocce e mucchi di aghi costellavano il sentieri rendendolo difficilmente visibile e più di una volta Ryan si dovette chinare sulla sella per scorgerne i tratti. A una occhiata successiva, sembrava difficile riuscire a perdersi, dopotutto: la volta degli alberi seguiva passo passo lo svolgersi del sentiero. Lasciarlo equivaleva ad addentrarsi nella foresta, cosa quasi impossibile con i cavalli tanto era fitta.
Il senso di inquietudine, che li aveva accompagnati una volta entrati nel territorio dell'Abisso, in questo momento sembrò acuirsi. Ogni rumore della foresta sembrava fatto apposta per farli sobbalzare sulla sella. Mentre le loro cavalcature apparivano tranquille e disinvolte, i due cavalieri si guardavano attorno decisamente preoccupati. Non parlavano, come se avessero l'impressione di disturbare qualcosa che giaceva tra quegli alberi, appollaiato tra quelle fronde. Più spesso di quanto avrebbe voluto, a Ryan sembrò che i rami, le fronde, le foglie stesse si muovessero. Ma la brezza che, leggera, soffiava tra di essi non giustificava tali movimenti. Più di una volta fu sul punto di voltarsi e dire una parola a Sirio, ma il vecchio senatore gli aveva fatto un cenno di diniego, invitandolo ad avanzare senza fermarsi.
Ben presto l'avanzata diventò come un sogno, o un incubo, nel quale Ryan e Sirio avanzavano senza soluzione di continuità, avvolti da una foresta che sembrava volerli seguire e avvolgere nel suo abbraccio. L'aria stessa a un certo punto si fece assai più pesante e la luce della torcia si fece più incerta, creando allarmanti giochi di luce che andarono ad acuire la sensazione di profondo disagio dei due.
Sirio stava per chiedere a Ryan di fermarsi, ormai senza fiato, quando subitaneamente sbucarono dalla foresta. Furono i cavalli a fermarsi, senza ordine alcuno dei loro cavalieri. Fu solo in quel momento che, quando una brezza fresca e tesa accarezzò i loro volti, i due si scossero dal loro stato onirico e si guardarono in faccia.
Al ritorno ce ne andiamo di giorno” fu la prima frase che riuscì ad articolare Ryan, mentre tornava ad alzare nuovamente la torcia, arrivando a vedere l'inizio di una strada lastricata di pietra nera e liscia.
Concordo, amico mio. Non credo che riuscirei a sopportare un'altra esperienza simile. Ormai siamo arrivati, avanziamo e vediamo di trovare un buon tetto sopra la testa.”
Speriamo. Sarebbe molto ironico se non ci ammettessero. Dopotutto è molto tardi.”
Da quel che so, giorno e notte non sono un problema alla Cattedrale” concluse Sirio, mentre dava un colpetto sui fianchi di Placida, inducendola ad avanzare.
Ryan gli si fece dietro, mentre gli zoccoli schioccavano sulla pietra nera della via che conduceva dentro. Il viale lastricato era ampio, ma non così lungo: infatti dopo poco un muro, sempre di pietra nera, apparve indicando loro il confine esterno, che doveva avere in esso una sorta di primaria protezione. Nei pressi del cancello che si apriva, spalancato, stava un enorme salive piangente che lambiva con la sua folta chioma le pietre del lastricato. Gli passarono accanto e Ryan ebbe un brivido quando uno dei rami del salice gli strusciarono sul bracciale di cuoio. Ebbe la netta impressione che, per quanto si fosse mantenuto a distanza, quel ramo fosse andato volontariamente a strusciarsi su di lui. In corrispondenza del cancello, dato che nessuno sembrava farvi la guardia, cavalcarono dentro, oltrepassandolo. Appena entrati nella cinta muraria, si trovarono in un ampio cortile, dove solo la parte del viale era lastricato, il resto era un bel giardino verdeggiante, il cui verde brillante appariva chiaro unicamente alla luce della torcia. Banchi di foschia aleggiavano sospesi nell'aere, muovendosi pigramente nella brezza notturna. Le stelle splendevano nel cielo, sebbene apparissero lontane, infinitamente lontane.
Avanzarono nuovamente, in silenzio, sino ad arrivare di fronte a un cancello di legno borchiato di acciaio brunito. Appariva poderoso, alto appena per far passare un uomo e la propria cavalcatura, ma non così ampio da farne passare più di tre affiancati."

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