sabato 30 giugno 2012

Daanan - I Libri
Tratto da "Le Leggende di Daanan" ecco la prima parte del racconto intitolato "La Risata di S'zaa"
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Dal libro che sarà il prequel alla Tetralogia di Daanan, ecco a voi il primo assaggio di uno dei racconti.

La Risata di S'zaa - Parte 1
Notte tra il 1° e il 2° Giorno dell'Era della Caduta

Il crepuscolo era appena iniziato e le ombre si allungavano sui pinnacoli di Notre Dame Des Ombres. L'antica cattedrale gotica era rimasta in piedi nonostante i disastri accaduti nei Mille Giorni dell'Era del Disordine.
Ora si trovava al centro di un deserto roccioso, formatosi dalle rovine dei palazzi che l'avevano circondata sino a pochi anni prima. La piazza, che un tempo era stata meta di numerosi visitatori, oggi era occupata da detriti, polvere, la pavimentazione in prezioso marmo in granito nero era fessurata in più punti.
Nascosto in un palazzo diroccato a un centinaio di metri dalla cattedrale, un uomo stava osservando la struttura con un binocolo tattico. Il minuscolo processore integrato gli stava fornendo sul visore inserito nelle lenti del binocolo una serie di dati utili: distanza, dimensioni, direzione. Se avesse puntato il binocolo su un soggetto in movimento seguendolo, gli avrebbe potuto anche comunicare la velocità di spostamento.
Staccò il binocolo dagli occhi e guardò ad occhio nudo la Cattedrale, uno sguardo critico ben stampato sul volto, un angolo della bocca sollevato a rendere ben evidente il proprio disappunto.
Una donna al suo fianco, seduta su un masso dalla superficie piatta lo guardava, alternando la sua attenzione tra lui e il resto del gruppo raccolto nella stanza che avevano occupato la notte precedente, tenendosi ben nascosti per tutto il giorno. Un rovente giorno d'estate, che aveva messo a dura prova la resistenza di entrambi. Il caldo era stato feroce ed entrambi lo sopportavano poco, la tensione era già elevata per la situazione che si stavano preparando ad affrontare. Il fatto che fossero gli unici due Umani del gruppo, in mezzo a una Squadra Tattica composta completamente da Elfi rendeva il tutto ancora più difficile.
“Togliti quella espressione, Jordan. Diventi insopportabile” disse la donna, inarcando il sopracciglio sinistro.
“ Questa è l'unica faccia che ho, non posso farci niente, Liriel” rispose l'uomo, andando ad assicurare il binocolo alla divisa in Tevlar Reattivo. Poteva quasi sentirne il silenzioso ronzare dei filamenti attuativi che la componevano, rendendola uno strumento prezioso per la sua sopravvivenza. Si trattava di una tuta da combattimento tattica, una moderna armatura in grado di proteggerlo dai colpi e di moltiplicare la sua forza e resistenza.
Liriel osservò con malcelata indifferenza tutta quella prosopopea tecnologica che avvolgeva il marito, scuotendo leggermente la testa:
“ Non capisco cosa te ne fai di tutto quell'armamentario.”
“ Io non ho i tuoi poteri. O quelli dei tuoi amici orecchie-a-punta” rispose Jordan, a mezza voce, ben sapendo che gli Elfi potevano sentire ogni loro parola senza difficoltà.
“ Sai, sono parole come le tue che hanno contribuito a farci arrivare qui.”
“ Non me lo ricordare, per favore. Non me lo ricordare” fu la caustica risposta di Jordan, mentre spostava il proprio sguardo di nuovo sul gruppo di Elfi.
Si trattava di una decina di elfi dall'aspetto impressionante, tutti con le loro lunghe orecchie-a-punta, i capelli lisci e lunghi raccolti in trecce sottili e strette, avvolti dalle loro aderenti vesti da combattimento, sicuramente impregnate di magia latente e pronta a scatenarsi se richiamate. Aveva avuto modo di allenarsi con loro e aveva ben presto scoperto quanto pericoloso potesse essere un elfo nel pieno delle proprie capacità. Gli mancava solo da scoprire quanto potessero effettivamente scatenarsi gli elfi in combattimento, vedere effettivamente dove poteva arrivare la loro furia guerriera.
Distinse chiaramente che tutte le Famiglie Elfiche avevano un rappresentante nella Squadra Tattica, anche se la Famiglia del Fuoco poteva contare ben tre membri nel commando. Era risaputo persino tra gli umani che questi ultimi erano forse i guerrieri più pericolosi e dalla capacità distruttiva tra tutte le famiglie. Visto e considerato lo scopo della missione, sarebbero tornati utili. Poco lontano, scorse semi nascosto nelle ombre, la figura magra e appena visibile del rappresentante della Famiglia dell'Oscurità, che nella fattispecie era anche un Arconte. Ora come ora, la sua spaventosa aura magica era spenta completamente, per non permettere ai loro nemici di percepirli. Ma era chiaro, dalla posizione che occupava, ben lontano dagli altri elfi, che nemmeno tra i suoi simili un Arconte era completamente accettato. E lui era talmente schivo, che non faceva proprio niente per migliorare la situazione. La sua presenza non sarebbe stata attiva nella intrusione in programma, ma avrebbe fornito supporto in caso di necessità.
Uno degli Elfi si staccò dal gruppo, un appartenente alla Famiglia del Fuoco e chiaramente il leader della squadra, dato che tutti facevano riferimento a lui e si muovevano secondo i suoi ordini. I suoi occhi completamente rossi si fissarono sulla coppia di umani quando fu innanzi a loro. Gli Elfi non avevano pupilla o iride, cosa che li rendeva ancora più alieni agli occhi degli Umani. La sua voce melodiosa, sebbene con tono serio, uscì dalle labbra sottili che si muovevano in maniera quasi impercettibile:
“ E' tempo, Jordanriver. Lirielnemelion, sei pronta?”
Gli Elfi non avevano nomi o cognomi, come nella tradizione degli uomini, ma possedevano unicamente un nome, breve o lungo che fosse, ma solo uno. Quando si trattava di rivolgersi a un appartenente alle altre Razze, legavano tutti i nomi, cognomi e soprannomi in un unica parola.
Jordan River, appartenente al progetto di Resistenza allo strapotere del Predicatore S'zaa, lanciò una occhiata a sua moglie, soffermando il suo sguardo all'altezza del suo addome, laddove una gravidanza iniziava a far vedere il suo primo tenue gonfiore.
“ Sinceramente preferirei restassi qui, anche se con l'Arconte”
“ Ne abbiamo già parlato, Jordan. I gemelli stanno bene e io pure. Quindi andiamo.”
L'elfo non sembrava particolarmente interessato al loro scambio di parole, ma non sembrava insensibile alle parole di Jordan:
“ Lirielnemelion, comprendo sia le tue ragioni che quelle del tuo consorte. La missione è pericolosa e già lo sapevi. Tuttavia sei qui e hai scelto di affrontare la prova. Io riconosco il tuo coraggio e la tua abnegazione alla causa. Ma non devi dimostrare niente a nessuno. Noi Elfi conosciamo il tuo valore, Lirielnemelion.”
Secondo lo stile elfico, queste parole erano una sperticata lode alla donna che, incinta, si era comunque unita al gruppo d'assalto. I motivi erano stati molteplici: seguire il marito innanzitutto, come sempre da quando erano entrati attivamente nella Resistenza; in secondo luogo perché lei conosceva ed era conosciuta dagli Elfi, con essi intratteneva rapporti costanti e grazie a lei l'alleanza stessa tra l'Alto Popolo e gli Umani si era rinsaldato nel periodo più difficile della storia del mondo. Da ultimo, motivazione del tutto personale, era convinta che in sua assenza, Jordan e gli Elfi si sarebbero scannati a vicenda prima di portare a termine la missione.
Invece la missione era fondamentale, per fermare quest'era di disordine.
Da questa missione dipendeva l'alleanza stessa tra Umani e Elfi, forse la più importante per salvare il mondo caduto nel caos.
La missione era liberare un Elfo dal Sangue Puro.
La Razza degli Elfi era suddivisa in 7 Famiglie, una per ogni elemento naturale più l'elemento neutro Etere e il binomio Luce e Oscurità. Ogni membro appartenente alle 7 Famiglie è legato al proprio elemento a livello fisico e magico. In maniera del tutto inspiegabile ed imprevedibile, nasceva tra gli elfi un Elfo che possedeva nel proprio sangue il retaggio di tutte e sette le famiglie, cosa che lo rendeva qualcosa di assolutamente unico, il suo avvento aveva connotazioni di tipo messianico tra il popolo elfico.
In un momento storico come l'Era del Disordine, l'arrivo di un Sangue Puro aveva dato speranza alle genti elfiche e, di riflesso, anche tra gli Umani loro alleati, che confidavano nei poteri dei loro alleati per riportare l'ordine in un mondo che impazziva ogni giorno sempre di più.
Tale speranza crollò appena il Predicatore S'zaa, un uomo apparso dal nulla, ma con capacità di aggregazione e una leadership impressionante, e i suoi sempre più numerosi adepti riuscirono a scatenare la propria campana razzista nei confronti degli Elfi, arrivando infine a rapire il Sangue Puro.
In questo momento, nei sotterranei della cattedrale, S'zaa stava probabilmente tenendo prigioniero e torturando l'elfo. La peggiore delle ipotesi era che, con le sue Arti Oscure, stesse architettando qualcosa di ancora più pericoloso.
La parte di Umani contrari a S'zaa si era riunita sotto l'egida della Resistenza, tentando disperatamente di riconquistare la fiducia degli Elfi e offrendosi di aiutarli nella liberazione del Sangue Puro.
Ecco perché Jordan e Liriel erano lì, in netta minoranza, con gli Elfi.
Liriel guardò entrambi con il suo solito sorrisetto e rispose:
“ Direi che non è necessaria risposta. Forza, ormai il crepuscolo sta scendendo rapidamente e tra poco io e Jordan dovremo usare i visori notturni.”
Gli elfi non ne avevano bisogno, in quanto possedevano la capacità di vedere nella quasi totale assenza di luce: i loro occhi potevano cogliere la più piccola fonte di luce disponibile e vederci come fosse giorno.
Jordan si assicurò il giubbotto antiproiettile, il cinturone a tasche multiple, assicurò le fondine delle pistole alle cosce e alle ascelle, indossò il suo elmetto tattico e calò il monocolo per la visione notturna. Aveva sempre preferito il monocolo, perché voleva sempre che almeno un occhio vedesse con la luce naturale per non perdere il senso dell'equilibrio e del calcolo delle distanze. In ultimo, imbracciò il suo fucile multiuso, un X9 modificato.
Liriel rimase a guardarlo con lo sguardo divertito: lei non capiva l'uso di tanti orpelli, dato che utilizzava solo un visore notturno e nient'altro. Non aveva alcuna protezione, indossava un leggero abito nero a maniche lunghe, mimetico, con pesanti stivali e una cintura con alcune tasche dove teneva ingredienti particolari per alcuni incantesimi. Ecco perché ella era molto apprezzata dagli Elfi: apparteneva a quella esigua parte della popolazione umana ad essere in grado non solo di percepire la magia, ma anche di usarla. Bene, per giunta.
Avevano studiato il piano più e più volte, sulla base delle informazioni che avevano raccolto per tramite della Resistenza e l'osservazione effettuata durante il giorno di attesa dopo il loro arrivo. Senza ulteriori parole, i nove elfi e Liriel si prepararono a percorrere la spianata che c'era tra il loro rifugio e l'entrata della cattedrale. Jordan avrebbe coperto la loro avanzata fungendo da cecchino, per poi raggiungerli. L'Arconte avrebbe atteso al rifugio, pronto ad intervenire in copertura in caso le cose si fossero messe male.
Una volta che li ebbe visti in posizione, Jordan si appoggiò a un davanzale, immobile, puntando il proprio fucile e selezionando il colpo singolo con mirino telescopico. Aveva contato il tempo tra le varie ronde degli adepti di S'zaa e quindi sapeva esattamente quando sarebbe apparsa la prima pattuglia e dopo quanto sarebbe apparsa la seconda. Quella era la finestra per il gruppo per entrare. Apparve la prima pattuglia, più o meno puntuale.
Il suo mirino si centrò sull'ultimo della fila e un suono attutito partì dal suo fucile, con il risultato di vedersi accasciare il suo bersaglio. Il rumore fece voltare gli altri due nella sua direzione. Jordan puntò quindi il primo della fila, sparando e ottenendo il medesimo risultato. Non lasciò il tempo all'ultimo rimasto per riprendersi dalla sorpresa e lo freddò con il terzo e ultimo proiettile.
“ Andate” mormorò al microfono dell'elmetto, collegato al visore di Liriel.
Appena vide il commando uscire allo scoperto e correre rapidamente all'entrata della cattedrale, verificò che non stessero arrivando altri nemici. Vide gli elfi prendere i corpi e farli sparire, poi entrare nella cattedrale.
Attese il passaggio della seconda pattuglia, che lasciò passare indenne. Appena furono fuori vista, corse fuori a sua volta, raggiungendo il gruppo ormai entrato nella costruzione gotica. Li raggiunse che stavano nascondendo i corpi dei morti e di due altre guardie appena freddate in una alcova vicina. Erano già vicini a una piccola porta che si apriva su una stretta scala a chiocciola.
Jordan si mise con la spalla contro lo stipite e lanciò una occhiata all'interno.
Gli elfi si stavano avvicinando, rinfoderando i pugnali. Liriel gli fu accanto e gli chiese sussurrando:
“ Andiamo giù?”
“ Secondo le mappe forniteci da Mother il rito si svolgerà nella grande cripta nel sotterraneo. Tre piani sotto terra, una scala a chiocciola.”
“ Possiamo fidarci di quell'ammasso di ferraglia?”
“ Da quando S'zaa ha preso il sopravvento, Mother ci ha sempre passato informazioni reali, non ci ha mai tradito.”
“ Scusami, ma vedo tranelli ovunque.”
Jordan sospirò e le mormorò:
“ Quanto ti capisco, mia cara.”
...

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